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Termomacchine investe nella stampa 3D per rispondere alle esigenze del settore del riscaldamento a induzione

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In foto: Edoardo Furferi (Sales 3DZ) e Bruno Gili (Presidente Termomacchine)

Termomacchine utilizza la stampa 3D nel settore del riscaldamento a induzione. 

L’azienda piemontese opera dal 1976 nella progettazione, costruzione e vendita di impianti per il riscaldamento a induzione elettromagnetico. Grazie al costante impegno nella ricerca e nell’aggiornamento tecnologico, per rispondere alle esigenze di un mercato in continua evoluzione, l’azienda ha sviluppato e portato a termine l’idea di acquistare una stampante 3D da utilizzare nel processo produttivo.  

 

3DZ ha proposto la Markforged X7La decisione dTermomacchine, sotto la guida esperta della famiglia Gili, di affidarsi all’additive manufacturing in luogo della normale lavorazione, è derivata da un’attenta analisi soprattutto sui tempi e costi di esecuzione 

Con la stampante 3D X7, ad esempio, è stata realizzata la chiusura frontale per la cover di una saldatrice a induzione.

La stampa 3D dà la possibilità di sperimentare nuove soluzioni senza muovere l’intera filiera riducendo nettamente i tempi e i costi, sostiene Bruno Gili Presidente di Termomacchine. Molti particolari che attualmente produciamo con la stampa 3D – continua Gili – sono quelli che venivano prodotti dall’officina. Il risparmio in termini economici è notevole con in più l’ulteriore vantaggio di poter sfruttare la stampante 24h su 24h, rimediando anche ad urgenze o problematiche di qualsiasi natura tecnica.

Gli obiettivi centrati grazie alla stampa 3D

  • Libertà di sperimentare nuove geometrie, non percorribili attraverso l’uso di macchine utensili;
  • Possibilità di slegare la geometria del particolare dal costo. Il costo è dato dal tempo e dal materiale e non dalla complessità della forma;
  • Valutazione dei prototipi preliminari a costi e tempi ridotti, durante i vari step della progettazione;
  • Possibilità di determinare la sezione interna di un componente variando le caratteristiche meccaniche;
  • Possibilità di combinare più materiali su layer differenti;
  • Azzeramento dei tempi tra la fine del progetto e l’inizio della produzione dei particolari.

Grazie a Bruno Gili, Alessio Pipoli ed Edoardo Furferi

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